LE ORIGINI

(1908-1920)

 

Il Football Club Internazionale Milano nacque al ristorante L'Orologio la sera del 9 marzo 1908 da una costola di 43 dissidenti guidati dal pittore Giorgio Muggiani, che disegnerà lo stemma e diverrà segretario, contro AC Milan, il quale aveva imposto di non far giocare calciatori stranieri e aveva deciso di non partecipare a nessun torneo nazionale. Il nome scelto per la nuova squadra volle simboleggiare la volontà cardine della società: dare la possibilità a giocatori non italiani di vestire questa maglia. Ai giorni nostri l'Inter è la squadra italiana con il maggior numero di giocatori stranieri, avendo soltanto 4 italiani su una rosa di 27 giocatori.

 

Al primo presidente Giovanni Paramithiotti successero nel 1909 Ettore Strauss e nel 1910 Carlo De Medici. Quest'ultimo, a sole due stagioni dalla fondazione, portò l'Inter allenata da Fossati ad aggiudicarsi il primo scudetto, grazie al successo per 10-3 in finale contro la quarta squadra di undicenni della Pro Vercelli, mandata in campo per protesta in seguito al rifiuto da parte della F.I.F. (Federazione Italiana del Football) di spostare la data del match, nonostante gli impegni in tornei militari di alcuni vercellesi. Allo scudetto seguirono quattro stagioni fiacche, durante le quali la presidenza cambiò diverse volte: entrarono in carica Emilio Hirzel (1912), Luigi Ansbacher (1914) e nello stesso anno Giuseppe Visconti Di Modrone, che rimane al vertice della società fino al 1919, quando la carica sarà rilevata daGiorgio Hulss. Durante la presidenza Modrone divampò la Prima guerra mondiale: essa portò all'interruzione del Campionato 1914/15 e alla sospensione di tutti i successivi. Arruolamenti e relative perdite non intralciarono però il cammino nerazzurro, che nel 1919/20 vinse il primo Scudetto del dopoguerra vincendo 3-2 la Finale contro il Livorno sul neutro di Bologna: il presidente era Francesco Mauro l'allenatore Nino Resegotti. altri calciatori ammessi alla primavera dell'Inter sono: Di Rienzo Mirco.

Allo Scudetto seguì un lungo periodo anonimo, segnato solo da una retrocessione evitata per un soffio (riquadro a lato) e, dopo molti piazzamenti di media classifica nei Gironi interregionali, da un quinto posto nel 1926/27. Ci furono due cambi di presidenza: nel 1923 a Mauro successe Enrico Olivetti, e nel 1926 fu la volta di Senatore Borletti. La panchina vide invece alternarsi Bob Spotishwood, Paolo Schiedler, Arpad Veisz e Giuseppe Viola.

Con l'arrivo del "Ventennio", l'Inter si vide costretta a cambiare ragione sociale: il Partito Fascista non apprezzava infatti il nome "Internazionale", che non rispettava la tradizionale italianità promossa dalla linea di governo e richiamava troppo esplicitamente l'Internazionale per antonomasia, vale a dire la Terza Internazionale comunista. Nell'estate del 1928, sotto la guida del presidente Senatore Borletti (entrato in carica nel 1926), l'F.C. Internazionale si fuse con l'Unione Sportiva Milanese, mutando nome e casacca e divenendo "Associazione Sportiva Ambrosiana", con tenuta bianca rossocrociata (colori di Milano) e segnata dal fascio littorio.

La nuova divisa durò soltanto pochi mesi, e di nuovo in nerazzurro (ma con il colletto a scacchi bianconeri, colori sociali dell'U.S. Milanese), la squadra di nuovo allenata da Arpad Veisz e guidata dai presidenti Ernesto Torrusio (1929) e Oreste Simonotti (1930) conquistò il terzo Scudetto in occasione del primo Campionato a girone unico senza suddivisioni geografiche, la Serie A del 1929/30, raggiungendo anche la semifinale di Mitropa Cup, coppa riservata ai club più forti di Austria, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romaniae Jugoslavia. In questo Campionato inoltre ricevette la consacrazione definitiva Giuseppe Meazza, detto "Balilla", bomber nerazzurro brillante sostituto degli "ex" Antonio Powolny, Fulvio Bernardini e Luigi Cevenini III.

Il quinto posto nel 1930/31 portò un'aria di cambiamento alla società: il nuovo timoniere Ferdinando Pozzani, soprannominato "Generale Po" per i modi autarchici, lasciò andare molte bandiere, cambiò allenatore (Istvan Toth) e ottenne dalla FIGC il permesso per assumere la denominazione di Ambrosiana-Inter. Lo stravolgimento societario non portò però risultati, che si limitarono ad un deludente sesto posto. Il nuovo ritorno di Weisz, l'arrivo del prestigioso portiere Carlo Ceresoli e dei nuovi attaccanti di spessoreLevratto e Frione II sembrò spingere l'Ambrosiana verso lo Scudetto, però mancato: nel 1932/33 la squadra arrivò solamente seconda otto punti dietro la Juventus. Il 1933 fu anche l'anno dell'unica Finale in Mitropa Cup. Dopo aver liquidato First Vienna e Sparta Praga, ai nerazzurri restava da battere il fortissimo Austria Vienna: la vittoria per 2-1 a Milano sembrò arridere a Meazza e compagni, che però a Vienna vennero sconfitti 3-1 dai i padroni di casa.

 

Si sentì di nuovo odore di Scudetto nel 1933/34. A due giornate dalla fine l'Ambrosiana batté la Juventus 3-2 all'Arena Civica, in un match storico che registrò l'incasso record di 400 mila lire. Tuttavia le sconfitte con Fiorentina e Torino condannarono i nerazzurri a un altro secondo posto, stavolta con lo scarto ridotto a quattro punti. L'anno successivo, negativamente segnato dalla scomparsa di "Tito" Frione, ebbe dell'incredibile: all'ultima giornata Inter e Juveerano a pari punti. I bianconeri vinsero a Firenze, mentre i nerazzurri persero contro la Lazio, con rete dell'ex nerazzurro Levratto, e il 1934/35 divenne per i ragazzi allenati da Gyula Feldmann l'anno del terzo secondo posto consecutivo.

Passarono due anni spenti, dove in panchina si avvicendarono Albino Carraro (sostituto di Feldmann, esonerato) e Armando Castellazzi, ottenendo solo un quarto e un settimo posto in Serie A e una Semifinale di Mitropa Cup.

Il secondo dopoguerra e l'Inter di Foni

(1944-1955)

Dopo la caduta del regime fascista, il 27 ottobre 1945 il presidente Masseroni annunciò con toni gloriosi che "l'Ambrosiana torna a chiamarsi solo Internazionale". L'Inter salutò questo storico avvenimento senza fare faville, e alternò brillanti prestazioni (come uno storico 6-2 sul "Grande Torino") ad altre ben più fiacche. Il Campionato Misto Serie A-B 1945/46 fu la prima e unica edizione "non a girone unico" dal 1929-30: nonostante la qualificazione ottenuta con la seconda piazza nel Campionato Alta Italia, nel Girone Finale la squadra di Carlo Carcanochiuse soltanto al quarto posto.

Il 1946/47 partì con i migliori propositi: confermato Carcano, Masseroni ottenne dalla FIGC il permesso di tesserare calciatori stranieri e acquistò i sudamericani Bovio, Cerioni, Pedemonte,Volpi e Zapirain, che diventarono noti in Italia con il soprannome di "cinque bidoni" per la loro leggendaria inadeguatezza al calcio. Zapirain si fece notare solo come giocatore di biliardo, mentre Bovio, criticato a causa del sovrappeso, si caratterizzò per comportamenti oggi impensabili: nel gennaio 1947, dopo un esaltante primo tempo a Modena, nella ripresa lasciò la squadra in dieci pur di rimanere abbracciato alla stufa dello spogliatoio. Pochi giorni dopo Bovio, Cerioni e Volpi fuggirono in Sudamerica e fecero perdere le loro tracce. Masseroni salvò le sorti della squadra affidandone la gestione tecnica a Nino Nutrizio e all'allenatore-giocatore Giuseppe Meazza, tornato all'Inter a trentasei anni. La coppia riuscì nell'impresa e, nell'ultima partita di Meazza, i tifosi festeggiarono una comoda salvezza al decimo posto.

Soltanto l'idolo della folla venne confermato in panchina, e questo gli causò forti problemi di comunicazione con i propri giocatori, tanto da renderne necessario l'esonero e il ritorno di Carcano. Questi, non potendo più contare sul trascinatore dell'Andata Bruno Quaresima bloccato da un infortunio, decise di far girare la squadra attorno all'estro del giovane Benito Lorenzi, che si distinse all'inizio della Stagione. Alla fine del 1947/48, tuttavia, la terza piazza conquistata al giro di boa si ridusse solo a un sofferto dodicesimo posto.

 

Il 1948/49 divenne tristemente famoso come l'anno della tragedia di Superga. L'Inter fece grandi acquisti: arrivano l'apolide Istvan Nyers, detto "Etienne" per le origini francesi, il difensore Attilio Giovannini e la punta Gino Armano, gettando le prime basi per un glorioso futuro. I nuovi campioni però non offrirono il gioco richiesto da mister Astley, che venne sostituito a metà Stagione da Giulio Cappelli. Il nuovo allenatore condusse una sfrenata rimonta fino a raggiungere il secondo posto solitario, cinque punti davanti alla Juventus e altrettanti dietro al Torino che proprio con l'Inter giocò la sua ultima partita ufficiale.

 

Il Campionato 1949/50 partì con i migliori propositi. il "tulipano volante" Faas Wilkes infiammò gli spalti, ma insistendo troppo nelle azioni personali, mentre il dualismo Amadei-Lorenzi tolse serenità alla squadra. Alla fine l'Inter mise le mani su un terzo posto al di sotto delle aspettative. Avvenne quindi un cambio di allenatore, Aldo Olivieri al posto di Giulio Cappelli; la fiducia in Lorenzi di questi fu tale da portare alla cessione di Amadei e l'addio del centrocampista Aldo Campatelli portò Masseroni a cercare un nuovo campione del settore, trovato nello svedese Lennart Skoglund, detto "Nacka" a causa della regione d'origine. Il finale di Campionato fu caratterizzato da una rimonta su un Milan in declino, ma l'Inter non era abbastanza incisiva e lo Scudetto 1950/51 rimane affare dei rossoneri per un solo punto. Nell'estate che precedette il Campionato 1951/52 il presidente diede fiducia all'organico, rimpolpato solo dal portiere Giorgio Ghezzi. La squadra soffrì però sulla continuità di rendimento, particolarmente evidente per Skoglund eWilkes, e arrivò solo terza. Il 1952/53 iniziò con una rivoluzione tattica. Il nuovo allenatore era il Dottor Alfredo Foni, un precursore del catenaccio, che reinventò Ivano Blason libero e scartò l'estroso Wilkes in favore di un più concreto Bruno Mazza, acquistato per pochi soldi. La nuova impostazione di gioco non piacque alla critica, ma sbaragliò gli avversari all'insegna del "prima non prenderle": l'Inter è Campione d'Italia. In seguito alle pesanti critiche riguardo al gioco troppo difensivistico, nella Stagione successiva Foni decise di proporre un modello di calcio più estroso e aggressivo. A inizio Stagione Nyers venne escluso dalla rosa per aver richiesto un aumento di stipendio, ma alla vigilia della partita contro il Milan Masseroni cedette alle sue richieste pur di farlo giocare: segnò una tripletta, gli unici tre gol dell'incontro, e l'Inter si aggiudicò il derby. Skoglund fu invece protagonista assoluto di un leggendario 6-0 sullaJuventus. In un Campionato in cui tutti i nerazzurri hanno il loro momento di gloria, l'Inter si impose in volata e per un solo punto, davanti alla Juve, divenendo Campione d'Italia 1953/54.

Angelo Moratti - Helenio Herrera: la Grande Inter e il famoso treble del 1965 (1955-1968)

Nel 1955 Angelo Moratti divenne presidente dell'Inter. Da allora il suo obiettivo fu quello di costruire una squadra per eccellere in ogni competizione ma gli inizi non furono facili. Moratti impiegò otto anni per vincere il suo primo scudetto e in quegli anni cambiò ben sette allenatori, non riuscendo mai a far decollare la sua squadra.

Dopo una partita di Coppa delle Fiere nella quale il Barcellona travolse l'Inter, Moratti decise di ingaggiare l'allenatore dei catalani Helenio Herrera. La scelta, alla luce dei risultati ottenuti, si dimostrò ampiamente indovinata; per completare il quadro societario venne ingaggiato Italo Allodi, un manager in grado di allestire una squadra competitiva e vincente ad ogni livello. Allodi avrebbe fatto, in seguito, la fortuna anche di Juventus e Napoli oltre che della Nazionale. All'intelaiatura della squadra si aggiunsero presto Mario Corso e due giovani della primavera: Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola (figlio del grande Valentino). I due sarebbero diventati due bandiere nerazzurre e della Nazionale italiana.

La squadra impiegò tre anni per vincere il suo primo scudetto ma, da allora, continuò a mietere straordinari successi, inducendo molti a definirla la migliore squadra del mondo del periodo. Herrera, o HH (come viene spesso chiamato), costruì la sue vittorie con la tattica del catenaccio: in porta c'era Giuliano Sarti, prelevato dalla Fiorentina; la difesa veniva guidata dal libero Armando Picchi, capitano di quella squadra e autentico leader; davanti a lui c'erano due marcatori arcigni come Tarcisio Burgnich e Aristide Guarneri. Sulla fascia sinistra venne attuata la prima rivoluzione tattica di Herrera: Facchetti diventò il primo terzino capace di affondare in avanti e trasformarsi in una vera e propria ala. A centrocampo il regista era Luis Suarez che il tecnico volle a tutti i costi dopo averlo avuto al Barcellona; con i suoi lanci lunghi Suarez era in grado di servire palloni preziosi, principalmente alla velocissima ala destra Jair. Il centrocampo venne rinforzato da Gianfranco Bedin; l'estrosità di Corso dava un tocco di fantasia alla squadra, e in attacco Mazzola fungeva da mezz'ala con al centro Joaquín Peiró. Dopo il primo scudetto del 1963 arrivò anche la prima Coppa dei Campioni, vinta contro il grande Real Madrid. L'Inter vinse per 3-1 con due gol di Mazzola e uno di Milani allo Stadio del Prater di Vienna. In quell'anno giunse anche la Coppa Intercontinentale vinta battendo l'Independiente; dopo aver perso la gara di andata in Argentina per 1-0, i nerazzurri prevalsero a San Siro per 2-0 con le reti di Mazzola e Corso. Nella terza e decisiva partita giocata allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid l'Inter vinse per 1-0 con gol di Corso nei supplementari: fu la prima squadra italiana a vincere la coppa. Solamente lo scudetto venne perso in quell'anno, dopo lo spareggio di Roma giocato contro il Bologna. L'anno seguente l'Inter tornò a dominare: vinse di nuovo lo scudetto e ancora la Coppa dei Campioni, questa volta proprio a San Siro. Sotto un vero e proprio diluvio superò, infatti, ilBenfica per 1-0 con gol di Jair. Arrivò di nuovo anche la Coppa Intercontinentale, ancora contro l'Independiente. A San Siro l'Inter vinse 3-0 con gol di Peiró e doppietta di Mazzola, poi fece 0-0 in Argentina. Con queste tre vittorie l'Inter è finora l'unica squadra italiana ad aver realizzato il treble nello stesso anno vincendo lo scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale.

Altrettanto positiva la stagione 1965/66 grazie alla conquista del terzo scudetto dell'era Herrera, vinto nonostante avversari quali il Napoli ed il Milan. Proprio quest'ultimo, risorto dopo un'iniziale crisi, si giocò tutte le speranze di soffiare il titolo ai "cugini" pareggiando la penultima partita contro la Juventus, mentre l'Inter, affondando la Lazio, guadagno' in anticipo la certezza matematica della stella sul petto, simbolo di dieci scudetti. Un'inaspettata nota negativa arrivò dalla Coppa dei Campioni: dopo aver eliminato la Dinamo Bucarest (1-2/2-0) e il Ferencvaros (4-0/1-1), un Real Madrid dal dente avvelenato si prende la rivincita di due anni prima, eliminando i nerazzurri (0-1/1-1) e si invola verso il suo trionfo. In Coppa Italia l'Inter venne eliminata in semifinale.

Il 1967 rappresenta un anno cardinale nella storia dell'Inter. In pochi giorni la squadra vide svanire traguardi accarezzati per un'intera stagione: il 25 maggio, a Lisbona, un'Inter favorita dal pronostico, ma stanca e priva del suo faro Suarez, dovette cedere agli assalti degli scozzesi del Celtic Glasgow, nella finale di Coppa dei Campioni. Per oltre un'ora, Sarti parò tutto, prima di arrendersi alle conclusioni di Gemmell e Chalmers, che ribaltarono l'iniziale vantaggio interista siglato da Mazzola. Sei giorni dopo, il I di giugno, nell'ultima giornata di campionato, l'Inter cadde incredibilmente a Mantova, questa volta tradita da un errore del suo numero 1, su un'apparentemente innocua conclusione dell'ex Di Giacomo. La sconfitta consentì il sorpasso in classifica alla Juventus, che si aggiudicò lo scudetto.

L'Inter si presentò stanca agli appuntamenti decisivi della stagione, logorata dalla lunga corsa; nelle ultime sei giornate di campionato soltanto 4 punti, frutto di altrettanti pareggi, ne rimpolparono la classifica, ma non si può tacere che la partita di Mantova, come l'intero finale di stagione - e come già gli epiloghi dei campionati 1960-61 e 1963-64 -, prestava il fianco a dubbi e recriminazioni. Moratti, fedele alla sua grandezza, troncò sul nascere ogni polemica con le sue parole:

« Siamo stati grandi quando si vinceva, cerchiamo di essere grandi anche ora che abbiamo perduto. Forse siamo rimasti troppo tempo sulla cresta dell'onda. E tutti a spingere per buttarci giù. Ora saranno tutti soddisfatti »

 

L'anno seguente, al termine di una stagione deludente, nonostante la partecipazione al Girone di Finale della Coppa Italia , l'Inter concluse il campionato al quinto posto. Fu la fine di un'era: Angelo Moratti, il Presidentissimo, lasciò, dopo tredici anni, la guida della società e con lui se ne andarono anche Helenio Herrera e Italo Allodi. Era il 18 maggio 1968. Più tardi, Moratti dirà:

« Tifo lo stesso, soffrendo molto meno. Non sento più la responsabilità imposta dalla folla. Sono un tifoso in mezzo ai tifosi »

La presidenza Fraizzoli (1968-1984)

1969-1970: secondo posto

In panchina arriva Heriberto Herrera, soprannominatoHH2. Grazie ad esso la squadra arriva seconda in campionato alle spalle delCagliari che vince il suo primo scudetto. La tardiva, seppur bella, rimonta dell'Inter non riesce ad effettuare il sorpasso sui sardi, trascinati da Gigi Riva.

1970-1971: l'11° scudetto

I metodi troppo duri per giocatori troppo vecchi e potenti nello spogliatoio fanno si che Herrera venga esonerato. Al suo posto viene chiamato Giovanni Invernizzi, l'allenatore delle giovanili: dopo il cambio di panchina, l'Inter si lanciò in una rincorsa che le permise di ricuperare i 6 punti di ritardo che accusava dai rivali del Milan: il 7 marzo 1971 i nerazzurri si aggiudicarono, col punteggio di 2-0, il derby di ritorno e due settimane dopo raggiunsero la vetta della classifica superando il Napoli a San Siro con una doppietta di Boninsegna che ribaltò il vantaggio iniziale dei partenopei. Il 2 maggio 1971, con due giornate di anticipo sulla conclusione del campionato, l'Inter conquistò il primo scudetto dell'era Fraizzoli, l'undicesimo della storia interista. Il primo e, finora, unico scudetto vinto da una squadra che ha cambiato l'allenatore in corsa.

1971-1972: quinto posto, la finale della Coppa dei Campioni

La squadra campione d'italia non delude le aspettative in Coppa dei Campioni: la squadra sconfigge in sequenza l'AEK Atene, il Borussia Mönchengladbach(in quella che passò alla storia come La Partita della Lattina), lo Standard Liegi e il Celtic ma in finale venne sconfitta per 2-0 dall'Ajax di Johan Cruijffche dominava in quegli anni in Europa. In campionato l'Inter arriva quinta a pari merito con la Fiorentina.

1972-1973: quinto posto

La squadra realizza metà del campionato ottimamente poi venne il calo: squadra troppo vecchia e logorata dai clan nello spogliatoio. Al posto di Invernizzi viene chimamato Enea Masiero che trascina l'Inter al quarto posto (a pari merito con la Fiorentina) conquistandolo all'ultima giornata contro i viola.

1973-1974: quarto posto

Ritorna in panchina Helenio Herrera ma nè lui nè la squadra non sono più quelli di una volta, il mago verrà colpito da una crisi cardiaca e dovrà lasciare la panchina a Enea Masiero che chiude l'annata al quarto posto e con un bel 5-1 nel derby.

1974-1975: nono posto

Partono Bedin, Bellugi, Burgnich ma nessun acquisto di rilievo. Fraizzoli non vuole spendere e scommette sui giovani. Giovane è anche il tecnico, che in panchina ha solo un anno d'esperienza nel vivaio del Genoa. La squadra arriverà soltanto nona in campionato.

1975-1976: quarto posto

Squadra rinnovata, ma non molto rinforzata. Dal Varese arrivano a basso prezzo Giampiero Marini e invece ad alto prezzo Libera (quest'ultimo non renderà secondo le aspettative). Giacomo Libera, descritto come bomber emergente, realizza il primo gol solo alla ventunesima di campionato. Rischiando di ripetere la deludente annata precedente, l'Inter reagisce e si riporta in zona Coppe. Decisivi i tredici risultati consecutivi collezionati a partire dalla decima giornata. Lo scudetto andrà al Torino, ventisette anni dopo la tragedia di Superga. In Coppa Italia raggiungerà le semifinali.

1976-1977: quarto posto

Clamoroso il calciomercato: Roberto Boninsegna alla Juve, Pietro Anastasi all'Inter. Fischiato dai tifosi per il passato bianconero, Anastasi non renderà secondo le aspettative. Invece Bonimba si fa rimpiangere, da avversario. La squadra osserva da lontano il duello di vertice fra Torino e Juventus. IntantoSandro Mazzola concorda con Fraizzoli il passaggio dal campo alla scrivania. In Coppa Italia la squadra arriva in finale, sconfitta però dal Milan per 2-0.

1977-1978: la seconda Coppa Italia

Nel 1978 i nerazzurri tornarono ad alzare al cielo un trofeo: è la Coppa Italia, la seconda della storia interista. A quarant'anni dal primo successo (quando ancora la società portava il nome di Ambrosiana), l'Inter poté finalmente bissare quella vittoria, superando nella finale unica di Roma il Napoli per 2-1. Artefici di questo risultato furono, oltre al grande Giacinto Facchetti, giunto al suo ultimo passo da calciatore e assente per infortunio dalla finale, le colonne Gabriele Oriali eGiampiero Marini e nuovi interisti qualiAlessandro Spillo Altobelli, autore della rete dell'1-1 in finale, Graziano Bini, nuovo carismatico capitano della squadra, a dispetto della giovane età, e marcatore della rete decisiva in finale, Giuseppe Baresi, Ivano Bordon, Nazzareno Canuti e Carlo Muraro, guidati dal sergente di ferro Eugenio Bersellini, uomo di grandi qualità morali, tenace e taciturno, cultore della filosofia del lavoro, capace di restituire gioco e identità di squadra all'Inter dopo anni bui.

1978-1979: quarto posto

L'impostazione del tecnico si vede: la squadra corre e fa pressing. Dal punto di vista tattico, l'Inter di Bersellini è sicuramente di primo piano. Manca però qualcosa sotto il profilo tecnico, anche se l'arrivo di Beccalossi dal Brescia garantisce invenzioni e dribbling che entusiasmano i tifosi ma i troppi alti e bassi non permettono il salto di qualità della squadra anche a causa dei troppi giovani. Alla fine comunque la squadra finirà la stagione con un quarto posto. In Coppa delle Coppe l'Inter uscirà nei quarti di finale ad opera dei belgi delBeveren.

1979-1980: il 12° scudetto

Grazie al nuovo corso tecnico, il dodicesimoscudetto non si fece attendere troppo: all'avvio del campionato 1979-1980 la squadra poteva contare su nuovi nomi quali, oltre a Evaristo Beccalossi eGiancarlo Pasinato anche Domenico Caso e Roberto Mozzini. Dopo la prima, deludente giornata (7 pareggi e 6 gol in 8 gare) l'Inter si ritrovò già sola in testa; tampinata nelle giornate successive dal neopromosso Cagliari, la squadra nerazzurra chiuse il girone d'andata, il 6 gennaio 1980, con tre punti di vantaggio sul Milan. E mentre sui campi si giocava un campionato tranquillo e sonnolento, la tensione sugli spalti tra le tifoserie era alle stelle, specialmente dopo la morte di Vincenzo Paparelli, tifoso laziale colpito e ucciso durante il derby del 28 ottobre da un razzo lanciato dalla curvaromanista. Il Milan iniziò male il girone di ritorno e l'Inter si lanciò verso il titolo: il 3 marzo si ritrovò in testa con otto punti sui "cugini", sulla Juventus e sulla sorpresa Avellino, che cedette alla distanza, mentre faceva bella mostra di sé anche l'Ascoli. Il 23 marzo, ventiquattresima giornata, scoppiò il caos: al termine di sette partite di Serie A e Serie B vennero arrestati quattordici tesserati, tra cui stelle come Enrico Albertosi e Bruno Giordano. L'Inter vinse lo scudetto il 27 aprile, con due turni di vantaggio, dopo una gloriosa cavalcata, rimanendo in testa solitaria per tutto il campionato. Intanto le sentenze per il Totonero declassarono Lazio e Milan: i rossoneri finirono per la prima volta in Serie B. Un campionato condotto in vetta solitaria sin dalla prima giornata: una cavalcata che passò dal titolo di campione d'inverno al doppio successo nel derby (2-0 e 0-1) al clamoroso trionfo sulla Juventus per 4-0. La stagione si chiuse in apoteosi con la vittoria dell'Inter.

1980-1981: quarto posto e semifinale di Coppa dei Campioni

L'unica novità è rappresentata dall'acquisto del regista austriaco Prohaska. In campionato la squadra è distratta dal buon cammino in Coppa dei Campioni. L'Inter sconfigge i romeni del Craiova, il Nantes e la Stella Rossa (decisivo il gol a Belgrado di Muraro su rigore). Ma in semifinale i nerazzurri trovano il Real Madrid allenato da Boskov che sbarra la strada della finale poi persa con il Liverpool, la squadra che dominava in Europa tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80.

1981-1982: quinto posto e la terza Coppa Italia

Nel 1982 comunque, i nerazzurri riuscirono ad alzare la loro terza Coppa Italia: dopo aver perso l'andata dei quarti di finale per 4-1 contro la Roma, l'Inter rovesciò la situazione a Milano imponendosi per 3-0. In una drammatica semifinale venne superato il Catanzaro (2-1 in rimonta a San Siro e 2-3 dts alMilitare, con l'Inter ridotta in nove uomini) e la doppia finale contro il Torino fu decisa dall'1-0 di Serena a San Siro e dall'1-1 del Comunale, con reti diCuttone e Altobelli, vero artefice, con le sue marcature, del successo finale dell'Inter e di lì a poche settimane ancora decisivo, questa volta con la maglia della nazionale, nella finale del Bernabeu della Coppa del Mondo.

Il campionato è buono in avvio ma affannoso nel finale. Un derby deciso da Oriali costa caro, al Milan, che a fine anno retrocede nuovamente in Serie B. Si consacra in nerazzurro il giovanissimo Giuseppe Bergomi, che verrà convocato da Enzo Bearzot nella nazionale azzurra per il vittorioso campionato del mondo in Spagna.

1982-1983: terzo posto

In panchina viene preso Rino Marchesi mentre dal mercato arrivano Hansi Muller, che litigherà spesso con Beccalossi, e il brasiliano Juary ma entrambi saranno una delusione. Arriva anche il campione del mondo Fulvio Collovati dal Milan in cambio di Serena, Pasinato e Canuti. Il cammino in campionato è deludente con troppi pareggi e poche vittorie. Ci fu un nuovo sospetto di Totonero: il Caso Genoa-Inter. Inoltre, il 3-3 di Juventus-Inter del 1º maggio 1983 venne tramutato in 0-2 dal Giudice Sportivo, a causa di una pietra che aveva colpito il giocatore nerazzurro Giampiero Marini mentre si trovava in un bar nei pressi del Comunale, cosi la Roma poté vincere matematicamente lo scudetto una settimana dopo, l'8 maggio. La squadra arriverà terza alla fine. InCoppa delle Coppe la squadra arriverà fino ai quarti di finale, eliminata dal Real Madrid (1-1; 1-2), la bestia nera dell'Inter negli anni ottanta.

1983-1984: quarto posto

Luigi Radice è il nuovo allenatore dell'Inter. L'avvio della stagione è pessimo, con l'eliminazione in Coppa Italia già dalla fase estiva mentre in campionato dopo quattro giornate l'Inter occupa, in solitudine, l'ultimo posto della classifica. C'è davvero tensione, alla Pinetina e fra i tifosi ma Radice riesce a risollevare l'ambiente. Così, mentre Fraizzoli prepara la cessione della presidenza a Pellegrini, la squadra recupera posizioni su posizioni e il piazzamento finale vale un posto in UEFA.

 

 

La presidenza Pellegrini

(1984-1995)

1984-1985: terzo posto e semifinale di UEFA

Il 18 gennaio 1984 la presidenza dell'Inter passa a Ernesto Pellegrini, che per sette miliardi rileva la società da Fraizzoli. Sulla panchina arriva Ilario Castagnerche manda via Beccalossi e Müller (a causa di un diverbio) e Salvatore Bagni che litiga con Pellegrini. Il colpo del mercato è Karl-Heinz Rummenigge. Rummenigge, che diventa subito l'idolo dei tifosi, è frenato però dagli infortuni: entrerà nella memoria per una doppietta contro la Juventus (battuta per 4-0 a Milano) e per un fantastico gol in Coppa UEFA (acrobazia contro i Rangers) annullato dall'arbitro, il connazionale Roth. L'Inter in campionato lotta con il sorprendente Verona di Bagnoli nell'anno del sorteggio integrale degli arbitri, di Maradona al Napoli e di Zico all'Udinese. Alla fine la squadra si piazzerà terza.

In Coppa UEFA c'è l'eliminazione dal Real Madrid: dopo aver battuto i madrinisti per 2-0 a San Siro, l'Inter perderà clamorosamente per 3-0 ma in questa gara il difensore Bergomi venne colpito alla testa da una biglia, l'arbitro Valentine disse nel referto di non avere visto nulla e al club nerazzurro venne negato lo 0-3 a tavolino e quindi l'accesso alla finale contro i modesti ungheresi del Videoton.

1985-1986: sesto posto e ancora semifinale in UEFA

Una stagione travagliata durante la quale si alternano sulla panchina Ilario Castagner e Mario Corso. I rinforzi sono Fanna, Marangon e Tardelli. La squadra arriverà sesta davanti al Milan. In Coppa UEFA la squadra si fermerà in semifinale eliminata, come nella stagione precedente, dal Real Madrid. Dopo aver vinto la partita di andata per 3-1 a San Siro, l'Inter perderà per 5-1 al Bernabeu.

1986-1987: terzo posto, l'arrivo di Trapattoni

Per la nuova stagione viene ingaggiato l'allenatore della Juventus, Giovanni Trapattoni, con la quale ha vinto tutto. Il suo debutto in campionato avviene con una sconfitta contro il neopromosso Empoli. Poi il cammino nerazzurro diventa sicuro, tanto che il girone d'andata consegna l'Inter al duello di testa con il Napoli di Maradona. Ma s'infortuna ancora Rummenigge e la squadra ne subisce il contraccolpo con tre sconfitte consecutive nell'avvio del ritorno. Ciò rende vana la successiva rincorsa, infine bloccata da un finale in affanno. In Coppa UEFA arriva un'inattesa eliminazione ad opera del Goeteborg con i risultati di 0-0 e 1-1, a causa di un clamoroso errore di Zenga, che non macchia però la sua ottima stagione.

1987-1988: quinto posto 

La stagione si apre con l'acquisto di Vincenzo Scifo (si rivelerà però una delusione a causa di problemi di convivenza con Matteoli) e il ritorno di Aldo Serena. Ma è una stagione davvero deludente. Niente da fare in Coppa UEFA con l'eliminazione contro l'Espanyol agli ottavi. Dignitoso il cammino in Coppa Italia dove vengono raggiunte le semifinali. In campionato i nerazzurri giungeranno quinti.

1988-1989: il 13° scudetto

Nella stagione 1988-89 l'Inter conquista il suo 13° scudetto potendo fare affidamento su una squadra nuova, ma che sembra esperta e affiatata. Sul fronte degli acquisti dalla Germania arriva Lothar Matthäus, uno dei centrocampisti più completi di sempre, protagonista in campo e negli spogliatoi. Oltre a Matthäus è ingaggiato il terzino sinistro Andreas Brehme, eccezionale interprete tattico sulla fascia sinistra di un gioco di squadra che è la peculiarità del Trapattoni allenatore. In difesa hanno ormai trovato spazio il portiere della nazionale Walter Zenga e i difensori Riccardo Ferri eGiuseppe Bergomi, un trio storico. Tra gli acquisti italiani il vero colpo del calciomercato è Nicola Berti, giovane promettente centrocampista proveniente dallaFiorentina che diventa subito idolo dei tifosi, e il cursore di fascia destra del CesenaAlessandro Bianchi. Accusato di essere la vecchia espressione del calcio italiano, ormai segnato dalle rivoluzioni di Arrigo Sacchi (allenatore del Milan), Trapattoni rende la sua Inter una formazione estremamente solida e concreta, con un centravanticlassico (Aldo Serena) che vince la classifica dei marcatori (22 gol) e che si abbina perfettamente con una seconda punta veloce e pungente, l'argentino Ramón Díaz, arrivato a Milano in prestito dopo la bocciatura, per problemi fisici, dell'algerino Rabah Madjer. A centrocampo, dietro l'esuberanza dei vari Matthäus e Berti, spicca la regia di Gianfranco Matteoli. È un'Inter perfetta, che raccoglie ben 58 punti (record per i campionati a 18 squadre) e, oltre al Milan di Sacchi campione d'Italia uscente, batte di slancio anche il Napoli di Maradona nel faccia a faccia al "Meazza" il 28 maggio 1989. È il primo e anche unico scudetto vinto da Ernesto Pellegrini.

 

1989-1990: terzo posto, la prima Supercoppa italiana 

Lo storico scudetto dei record regala all'Inter tanta felicità ma l'euforia per il prestigioso traguardo le toglie la lucidità necessaria per affrontare la stagione successiva. Come già si sapeva da mesi la società cede Ramón Díaz, tassello importante la stagione precedente, ma che forse è stato liquidato troppo in fretta. Al suo posto viene preso Jürgen Klinsmann dallo Stoccarda, un centravanti che dal 1985 in poi non ha segnato meno di 15 gol a stagione. Il valore dell'attaccante è indubbio ma sotto il profilo tecnico l'intesa con Serena è peggiore. La squadra subisce il contraccolpo di un'eliminazione inattesa dalla Coppa dei Campioni, ad opera del sorprendente Malmoe allenato da Hodgson. Il cammino in campionato non è esaltante come l'anno prima. Nel girone d'andata, il Napoli fugge solitario in classifica. L'Inter lo pedina, ma non riesce ad operare il sorpasso. Quando poi nel duello di vertice s'inserisce il Milan, i nerazzurri restano un passo indietro rispetto alla lotta scudetto ed alla fine giungerà terza.

In quella stagione viene conquistata la prima Supercoppa italiana ai danni della Sampdoria sconfitta 2-0 a San Siro con reti di Enrico Cucchi e Aldo Serena.

1990-1991: secondo posto e la prima Coppa UEFA

Il mondiale del 1990 restituì all'Inter italiani affranti per un titolo che li vedeva favoriti ma sfuggitogli di mano e tedeschi appagati per la vittoria e senza più tanti stimoli. Protagonista della vittoria della nazionale tedesca fu proprio l'interista Lothar Matthäus, che a dicembre vinse il Pallone d'Oro ed anche il FIFA World Player of the Year, primo giocatore della storia dell'Inter ad avvalersi di entrambi i prestigiosi riconoscimento. Nella stagione 1990-91 Trapattoni cercò comunque di motivare la squadra che fino alla decima giornata tallonò la Sampdoria; quando quest'ultimi persero il derby vennero affiancati in vetta dai nerazzurri che volarono in testa solitari due giornate dopo, approfittando del rinvio delle gare di Samp e Milan, impegnate a fronteggiarsi nella Supercoppa Europea. L'Inter rimase così in testa per diverse domeniche, talvolta anche in compagnia di Sampdoria e Juventus, e andò a vincere il titolo d'inverno il 20 gennaio, con un punto di vantaggio sul Milan e due sul terzetto formato dalla Sampdoria, dalla Juventus e dal sorprendente Parma. Nel girone di ritorno, complici l'inesperienza degli emiliani e il crollo dei bianconeri, rimasero presto in lotta la Sampdoria, l'Inter e il Milan. Furono gli scontri diretti a sancire lo scudetto dei genovesi che non risparmiarono neppure l'Inter vincendo 2-0 al Meazza. I blucerchiati vinserò cosi il loro primo scudetto il 19 maggio.

In Coppa UEFA la squadra sconfisse in sequenza il Rapid Vienna, l'Aston Villa (rimontando il 2-0 in Inghilterra con uno storico 3-0 a San Siro), il Partizan Belgrado, l'Atalanta e lo Sporting Lisbona. In finale trovò la Roma nella seconda finale consecutiva tutta italiana. L'Inter all'andata a Milano vinse 2-0 con gol di Matthäus su rigore e di Berti, mattatore della serata (era stato lui a provocare il penalty). Nel ritorno a Roma la squadra perse 1-0 ad opera di Rizzitelli ma ciò non le impedì di sollevare al cielo la sua prima Coppa UEFA: erano 26 anni che l'Inter non vinceva un trofeo internazionale. I nerazzurri rimasero imbattuti negli incontri casalinghi. L'avventura di Trapattoni sulla panchina nerazzurra si chiuse qui, il 22 maggio 1991, dopo esattamente cinque anni.

1991-1992: ottavo posto

Nell'estate del 1991 il tecnico torna alla Juventus e Pellegrini decide di sostituirlo con l'emergente Corrado Orrico, reduce da una promozione in Serie B con la Lucchese seguita da un ottimo campionato (sfiorata la promozione) nella serie cadetta. Tuttavia la scelta si rivela sbagliata e inaugura di fatto la fase calante della gestione Pellegrini. Orrico si dimette al termine del girone di andata e la squadra viene affidata temporaneamente a Luis Suárez, vecchia gloria nerazzurra. L'Inter giungerà ottava rimandendo esclusa dalle coppe europee dopo 16 anni.

1992-1993: secondo posto

Nella stagione 1992-1993 la panchina passa nelle mani dell'esperto Osvaldo Bagnoli, già campione d'Italia con il Verona nel 1985 e che aveva ben figurato nelle stagioni precedenti con ilGenoa, portandolo in Europa. A Bagnoli è affidata una squadra non molto competitiva. Tra gli acquisti, rivelatisi poi errati, spicca quello del macedone Darko Pancev (già vincitore dellaCoppa dei Campioni 1991 con la Stella Rossa di Belgrado), quello dell'eroe azzurro dei Mondiali di Italia 1990 (ma ormai sulla via del tramonto) Salvatore Schillaci oltre a quello del difensore tedesco Matthias Sammer, che nel 1996 vincerà il Pallone d'oro con la maglia del Borussia Dortmund. Ciononostante il tecnico, grazie anche al fantasioso attaccante uruguaiano Ruben Sosa, (prelevato dalla Lazio) e al versatile centrocampista Antonio Manicone (acquistato dall' Udinese nel mercato d'inverno) riesce a tenere testa al ben più quotato Milan di Fabio Capello, ottenendo alla fine un buon secondo posto in classifica.

1993-1994: la seconda Coppa UEFA e il rischio della retrocessione

La stagione 1993-1994 si apre con il botto di mercato Dennis Bergkamp, olandese, stella nascente dell'Ajax strappato alla concorrenza di mezza Europa per la cifra record di 25 miliardi di lire. Insieme al più conosciuto connazionale arriva anche lo scudiero Wim Jonk sempre dall'Ajax. L'Inter parte con i favori dei pronostici, ma Bergkamp si rivela una grande delusione, non si integra né con compagni né con la tifoseria, e l'Inter precipita rovinosamente in fondo alla classifica salvandosi agli sgoccioli della stagione e di un punto sul Piacenza retrocesso. In compenso in Europa la marcia dell'Inter è radicalmente diversa: con Giampiero Marini, nel frattempo subentrato in panchina al posto di Bagnoli, arriva la seconda Coppa UEFA, conquistata in finale contro gli austriaci del Casino Salisburgo (doppio 1-0, con gol di Berti all'andata disputatasi al Prater di Vienna e di Wim Jonk al ritorno)[2]. L'era-Pellegrini è davvero agli sgoccioli. L'ultima decisione rilevante è quella di assumere come tecnico Ottavio Bianchi: tra contestazioni e risultati poco rilevanti si entra rapidamente nella nuova era Moratti.

 

Il ritorno dei Moratti (1995-oggi) 

1994-1995: sesto posto, Massimo Moratti acquista il club

La vittoria della Coppa UEFA 1993-1994, la seconda nella storia dei nerazzurri, influisce poco sui destini sportivi dell'Inter: la presidenza Pellegrini ormai è logora, sia dal punto di vista manageriale che economico, e la differenza con il Milan di Berlusconi diventa sempre più evidente. La campagna acquisti non porta in nerazzurro grandi nomi: arriva dalla Sampdoria il portiere Gianluca Pagliuca mentre partono colonne storiche del calibro di Walter Zenga e Riccardo Ferri, ormai a fine carriera; la conduzione tecnica è affidata ad Ottavio Bianchi. Si spera in un radicale cambiamento a livello di prestazioni di Dennis Bergkamp, risultato fino a questo punto corpo estraneo alla squadra, ma la situazione appare subito difficile: al primo turno di Coppa UEFA l'Inter esce ai calci di rigore per mano dell'Aston Villa, il cammino in campionato è pieno di stenti e tra i tifosi serpeggia un malumore piuttosto evidente. I tempi per una svolta societaria paiono ormai maturi.

Il 18 febbraio 1995 avviene il passaggio di consegne: Pellegrini cede l'Inter, che torna dopo 27 anni nelle mani della famiglia Moratti. È Massimo, figlio di Angelo, a prenderne le redini. Il giorno dopo il nuovo presidente esordisce al Meazza con un successo: l'Inter batte il Brescia per 1-0 ma l'attenzione della tifoseria è rivolta al nuovo massimo dirigente dal cognome pesante e foriero di molte aspettative. Il nuovo presidente decide di confermare il tecnico Bianchi e di cominciare ad inserire nella società personaggi ben noti e a lui molto cari: Alessandro Mazzola come direttore sportivo, Giacinto Facchetti come direttore generale e Luisito Suárez come capo degli osservatori, tutti uomini-simbolo della Grande Inter degli anni sessanta.

La stagione si conclude in rimonta: la squadra risale la china in classifica ma alla fine non va oltre la sesta posizione nel campionato di Serie A 1994-1995, conquistando solo all'ultimo minuto dell'ultima giornata la qualificazione per la Coppa UEFA 1995-1996 (vittoria per 2-1 sul Padova a S. Siro, gol decisivo di Delvecchio al '92).

1995-1996: settimo posto

Per la stagione seguente, la prima ad iniziare con Massimo Moratti presidente, la dirigenza decide di rinnovare la fiducia ad Ottavio Bianchi, che viene esonerato dopo quattro turni di campionato e rimpiazzato dall'inglese Roy Hodgson, gia CT della Nazionale svizzera. A causa infatti dei numerosi impegni con essa al tecnico inglese viene affiancato Luis Suarez. Moratti punta ad una campagna di rafforzamento della squadra spettacolare: dal Manchester United viene preso infatti Paul Ince e arrivano anche due giovani argentini: Javier Zanetti e Sebastián Rambert (quest'ultimo verra ceduto nel mercato invernale). A questi si aggiunge anche il terzino sinistro Roberto Carlos e gli italiani Maurizio Ganz, Salvatore Fresi, Benito Carbone e Marco Branca. La squadra conclude il campionato 1995-1996 al settimo posto, a 19 punti dal Milan campione d'Italia, mentre in Coppa UEFA è eliminata al primo turno dal Lugano. In Coppa Italia, invece, i nerazzurri raggiungono la semifinale, dove vengono eliminati dalla Fiorentina poi vincitrice del torneo.

1996-1997: terzo posto e finale di UEFA 

Nell'estate 1996 arrivano all'Inter il centrocampista della Nazionale francese Youri Djorkaeff, proveniente dal PSG, l'attaccante della Nazionale cilena Iván Zamorano, nella stagione precedente in forza al Real Madrid e l'olandese Aron Winter dalla Lazio. La stagione dei nerazzurri di Hodgson parte bene e si conclude con il terzo posto, a 6 punti dalla Juventuscampione d'Italia. In campo internazionale l'Inter è artefice di un percorso molto positivo in Coppa UEFA, prima di perdere la doppia finale contro i tedeschi dello Schalke 04 ai calci di rigore. La sconfitta europea provoca le dimissioni di Hodgson, sostituito nelle ultime due giornate di campionato da Luciano Castellini, in attesa di ingaggiare un nuovo tecnico per la stagione futura. Anche in Coppa Italia l'eliminazione avviene ai calci di rigore, in semifinale contro il Napoli.

1997-1998: uno scudetto mancato e la terza Coppa UEFA

L'estate 1997 segna una svolta. Moratti ingaggia Luigi Simoni come allenatore e acquista per 48 miliardi di lire dal Barcellona il fuoriclasse brasiliano Ronaldo, all'epoca il più grande giocatore in circolazione, eletto Pallone d'oro nel dicembre di quell'anno. Con l'innesto del Fenomeno, che mantiene un rendimento straordinario nel suo primo anno italiano, nella stagione1997-1998 la squadra torna ad essere competitiva e a battersi per lo scudetto insieme a una delle rivali storiche, la Juventus.

I nerazzurri conducono la classifica per le prime 16 giornate prima di essere sorpassati a metà torneo dai bianconeri, campioni d'inverno, complice una sconfitta casalinga contro il Bari (0-1) e un pareggio ad Empoli (1-1). A quattro giornate dalla fine, con la Juventus capolista a quota 66 punti e l'Inter seconda a 65, le due rivali si affrontano a Torino. Il clima è molto teso a causa di polemiche suscitate da controverse decisioni arbitrali a favore dei bianconeri nelle gare precedenti. Sul finire del primo tempo la Juventus passa in vantaggio con un gol di Alessandro Del Piero. Nella ripresa, sull'1-0, l'arbitro Ceccarini di Livorno decide di non intervenire di fronte ad un contatto in area bianconera tra Ronaldo e Mark Iuliano che avrebbe dovuto, secondo alcuni tra cui lo stesso arbitro[3], essere sanzionato con un rigore. Nel proseguimento dell'azione è invece la Juventus a guadagnare il rigore. Simoni, infuriato dopo la mancata assegnazione del rigore all'Inter, entra in campo con la palla ancora in gioco ed è trattenuto dagli addetti. Dopo l'assegnazione del rigore alla Juventus si dirige verso l'arbitro e grida ripetutamente "Si vergogni" a Ceccarini, il quale lo espelle. Successivamente Del Piero sbaglia il rigore, facendosi parare il tiro da Gianluca Pagliuca. Il finale di partita è molto acceso: Zé Elias viene espulso e rischia di essere mandato fuori dal campo anche Edgar Davids. Nei giorni successivi all'incontro, mentre si sviluppa un vespaio di polemiche, il giudice sportivo infligge all'Inter un totale di 10 giornate di squalifica, sommando le sanzioni all'allenatore e ai giocatori. Nei turni successivi la squadra di Simoni perde ulteriore terreno dopo il pareggio in casa contro il Piacenza (0-0) e dopo la decisiva sconfitta a Bari per 2-1 contro i pugliesi, la vera e propria bestia nera dei neroazzurri negli anni '90, il 10 maggio 1998. Con una giornata d'anticipo la Juventus vince il campionato.